PROGRAMMA DEL M.E.D.A.

MOVIMENTO EUROPEO DIVERSABILI

COSA È IL M.E.D.A.

Il M.E.D.A. è un movimento di massa non legato a nessun schieramento politico, il cui obiettivo primario è quello di ottenere il miglioramento delle condizioni, delle tutele e delle opportunità delle categorie da noi rappresentate qualunque sia la loro fede o il loro credo.

Il M.E.D.A. rappresenta l’unione morale, spirituale, sociale dei diversamente abili d’Italia e d’Europa:

Morale perché respinge la ghettizzazione e l’emarginazione dei diversamente abili, nonché la disattenzione e l’indifferenza verso i loro problemi quali atti immorali, contrari a qualunque Costituzione che si definisca democratica.

Spirituale, perché il M.E.D.A. è composto da individui che in prima persona conoscono i disagi e i problemi della diversità e delle difficoltà quotidiane in ogni loro forma e nessuno, come chi soffre, può farsi partecipe delle pene altrui in quanto può meglio comprenderle e condividerle.

Sociale, perché ai diversamente abili è negato un reale inserimento nella vita quotidiana e nel mondo produttivo ai margini della società finendo con l’essere considerati addirittura una sub-popolazione destinata a vivere di assistenza e di carità, mentre essi potrebbero essere autosufficienti e non gravare sulla spesa pubblica.

 

CHI SONO PER IL M.E.D.A. I DIVERSAMENTE ABILI

 

Il M.E.D.A. non intende per diversamente abili solo coloro che la società tradizionalmente definisce disabili, vale a dire tutte quelle persone che per una qualunque infermità psico-fisica sono costrette su una sedia a rotelle o a lunghe degenze in ospedale.

Per il M.E.D.A. sono diversamente abili, pur avendo la padronanza delle loro funzioni fisiche e intellettive tutti coloro che subiscono e sopportano un disagio sociale: i disoccupati, gli anziani, i senzatetto, i bambini orfani o abbandonati, le donne separate con figli e senza reddito, gli ex detenuti in via di riabilitazione e ancor più in generale a tutti coloro cui non è consentito una vita sociale normale e decorosa e questo non per loro disimpegno, ma per le contingenti condizioni economiche, non mai risolte, in cui versa il Paese.